07/09/2009

La XVII Lezione di teologia morale

Corso di Teologia morale on-line

 

a cura di padre Antonio Rungi- teologo morale

 

Il peccato secondo la morale cattolica

 

 

LEZIONE N. 17- Lunedì 7 settembre 2009

 

1.Introduzione.

 

Questa XVII lezione di teologia morale intendo dedicarla interamente alla dottrina sul peccato originale, alla fondamentale caduta del genere umano da cui ha avuto origine tutto il male nell’uomo e nel mondo e tutto ciò che è negativo per l’essere umano e la creazione. Il dolore, la sofferenza, la morte, il peccato e tutto ciò che è negativo ha origine in questo atto di ribellione di Adamo ed Eva, i nostri progenitori, nel Paradiso Terrestre. Partendo dal dato biblico e dalla nostra prospettiva religiosa e di fede cerchiamo di comprendere, per quanto ci è possibile, che cosa sia esattamente il peccato originale.

In questi giorni qualche collega di scuola mi pone frequentemente questa domanda: E’ Dio che ha creato l’uomo o l’uomo ha creato Dio. In poche parole, la religione ce la siamo costruita noi nel tempo oppure essa è base della vita stessa dell’uomo e del cosmo, perché la sua origine sta in Dio che è creatore. Per chi ha fede e conserva questa fede, il discorso sulla creazione del mondo e dell’uomo è scontato, ma non tutti oggi danno per scontate le verità della fede. Certamente il supporto della ragione, della riflessione, della scienza è importante anche per fare sana teologia e sana dottrina cristiana, ma è pur vero che dove non arriva la ragione e la scienza arriva la fede. E noi poggiamo il nostro discorso del peccato o di ogni altro tema morale proprio sulla fede. Il peccato originale rientra in un valutazione religiosa della persona e della stessa storia ed umanità. Sappiamo che il peccato originale lo contraiamo, ma non lo commettiamo, nel senso che per il fatto che apparteniamo la genere umano nasciamo con questo limite ontologico ed etico. Tale peccato lo si elimina con il sacramento del Battesimo come ben sappiamo. Tuttavia non vengono eliminate le conseguenze di tale peccato a livello personale e globale.

 

2. Il peccato originale secondo il Catechismo della Chiesa cattolica

 

2.1. La caduta

 

Dio è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone. Tuttavia nessuno sfugge all'esperienza della sofferenza, dei mali presenti nella natura - che appaiono legati ai limiti propri delle creature - e soprattutto al problema del male morale. Da dove viene il male? Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta”, dice sant'Agostino nelle “Confessioni” e la sua sofferta ricerca non troverà sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti “il mistero dell'iniquità” (2Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del “Mistero della pietà” (1Tm 3,16). La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l'estensione del male e la sovrabbondanza della grazia [Cf Rm 5,20 ]. Dobbiamo, dunque, affrontare la questione dell'origine del male, tenendo fisso lo sguardo della nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore [Cf  Lc 11,21-22; Gv 16,11; 1Gv 3,8 ]. (CCC, 385).

 

2.2. “Laddove è abbondato il peccato,ha sovrabbondato la grazia”

 

2.2.1. La realtà del peccato

 

Nella storia dell'uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell'uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto, il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell'uomo e sulla storia. (CCC, 386). La realtà del peccato, e più particolarmente del peccato delle origini, si chiarisce soltanto alla luce della Rivelazione divina. Senza la conoscenza di Dio che essa ci dà, non si può riconoscere chiaramente il peccato, e si è tentati di spiegarlo semplicemente come un difetto di crescita, come una debolezza psicologica, un errore, come l'inevitabile conseguenza di una struttura sociale inadeguata, ecc. Soltanto conoscendo il disegno di Dio sull'uomo, si capisce che il peccato è un abuso di quella libertà che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente. (CCC, 387).

 

2.2.2. Il peccato originale - una verità essenziale della fede

 

Col progresso della Rivelazione viene chiarita anche la realtà del peccato. Sebbene il Popolo di Dio dell'Antico Testamento abbia in qualche modo conosciuto la condizione umana alla luce della storia della caduta narrata dalla Genesi, non era però in grado di comprendere il significato ultimo di tale storia, significato che si manifesta appieno soltanto alla luce della morte e della Risurrezione di Gesù Cristo [Cf Rm 5,12-21]. Bisogna conoscere Cristo come sorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato. È lo Spirito Paraclito, mandato da Cristo risorto, che è venuto a convincere “il mondo quanto al peccato” (Gv 16,8), rivelando colui che del peccato è il Redentore. (CCC, 388). La dottrina del peccato originale è, per così dire, “il rovescio” della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tutti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, [Cf 1Cor 2.16] ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al Mistero di Cristo. (CCC, 389)

 

2.2.3. Per leggere il racconto della caduta

 

Il racconto della caduta (Gen 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all'inizio della storia dell'uomo [GS, 13]. La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori. (CCC, 390)

 

2.2.4. La caduta degli angeli

 

Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, [Cf Gen 3,1-5] la quale, per invidia, li fa cadere nella morte [Cf  Sap 2,24]. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo [Cf  Gv 8,44; 391  Ap 12,9]. La Chiesa insegna che all'inizio era un angelo buono, creato da Dio.  Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi”. (CCC, 391). La Scrittura parla di un peccato di questi angeli [Cf 2Pt 2,4]. Tale “caduta” consiste nell'avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: “Diventerete come Dio” (Gen 3,5). “Il diavolo è peccatore fin dal principio” (1Gv 3,8), “padre della menzogna” (Gv 8,44). (CCC, 392). A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell'infinita misericordia divina. “Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte” (CCC, 393). La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama “omicida fin dal principio” (Gv 8,44), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre [Cf Mt 4,1-11 ]. “Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo” (1Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio. (CCC, 394). La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l'edificazione del Regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo Regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni - di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica - per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina Provvidenza, la quale guida la storia dell'uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell'attività diabolica è un grande mistero, ma “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28). (CCC, 395).

 

2.3. Il peccato originale 

 

2.3.1.La prova della libertà

 

Dio ha creato l'uomo a sua immagine e l'ha costituito nella sua amicizia. Creatura spirituale, l'uomo non può vivere questa amicizia che come libera sottomissione a Dio. Questo è il significato del divieto fatto all'uomo di mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, “perché quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gen 2,17). “L'albero della conoscenza del bene e del male” (Gen 2,17) evoca simbolicamente il limite invalicabile che l'uomo, in quanto creatura, deve liberamente riconoscere e con fiducia rispettare. L'uomo dipende dal Creatore, è sottomesso alle leggi della creazione e alle norme morali che regolano l'uso della libertà. (CCC, 396). 

 

2.3.2. Il primo peccato dell'uomo

 

L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore [Cf Gen 3,1-11] e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell'uomo [Cf Rm 5,19]. In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà. (CCC, 397). Con questo peccato, l'uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere pienamente “divinizzato” da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare “come Dio”, [Cf Gen 3,5 ] ma “senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio” (CCC, 398). La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale [Cf Rm 3,23]. Hanno paura di quel Dio [Cf  Gen 3,9-10] di cui si son fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative [Cf Gen 3,5]. (CCC, 399). L'armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell'anima sul corpo è infranta; [Cf Gen 3,7] l'unione dell'uomo e della donna è sottoposta a tensioni; [Cf Gen 3,11-13] i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all'asservimento [Cf Gen 3,16]. L'armonia con la creazione è spezzata: la creazione visibile è diventata aliena e ostile all'uomo [Cf  Gen 3,17; Gen 3,19]. A causa dell'uomo, la creazione è “sottomessa alla caducità” (Rm 8,20). Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell'ipotesi della disobbedienza [Cf  Gen 2,17] si realizzerà: l'uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto [Cf Gen 3,19]. La morte entra nella storia dell'umanità [Cf  Rm 5,12]. (CCC, 400). Dopo questo primo peccato, il mondo è inondato da una vera “invasione” del peccato: il fratricidio commesso da Caino contro Abele; [Cf Gen 4,3-15 ] la corruzione universale quale conseguenza del peccato; [Cf Gen 6,5; Gen 6,12; Rm 1,18-32] nella storia d'Israele, il peccato si manifesta frequentemente soprattutto come infedeltà al Dio dell'Alleanza e come trasgressione della Legge di Mosè; anche dopo la Redenzione di Cristo, fra i cristiani, il peccato si manifesta in svariati modi [Cf 1Cor 1-6; Ap 2-3]. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa richiamano continuamente la presenza e l'universalità del peccato nella storia dell'uomo: Quel che ci viene manifestato dalla Rivelazione divina concorda con la stessa esperienza. Infatti, se l'uomo guarda dentro al suo cuore, si scopre anche inclinato al male e immerso in tante miserie che non possono certo derivare dal Creatore che è buono. Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine, e al tempo stesso tutto il suo orientamento sia verso se stesso, sia verso gli altri uomini e verso tutte le cose create [GS, 13]. (CCC, 401).

 

2.3.4. Conseguenze del peccato di Adamo per l'umanità

 

Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma: “Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori” (Rm 5,19); “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Rm 5,12). All'universalità del peccato e della morte l'Apostolo contrappone l'universalità della salvezza in Cristo: “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita” (Rm 5,18). (CCC, 402).  Sulle orme di san Paolo la Chiesa ha sempre insegnato che l'immensa miseria che opprime gli uomini e la loro inclinazione al male e alla morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati e che è “morte dell'anima”. Per questa certezza di fede, la Chiesa amministra il Battesimo per la remissione dei peccati anche ai bambini che non hanno commesso peccati personali. (CCC, 403). In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti i suoi discendenti? Tutto il genere umano è in Adamo “come un unico corpo di un unico uomo”. Per questa “unità del genere umano” tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo, così come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cristo. Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno. Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutta la natura umana: cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta. Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l'umanità, cioè con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Per questo il peccato originale è chiamato “peccato” in modo analogico: è un peccato “contratto” e non “commesso”, uno stato e non un atto. (CCC, 404). Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato (questa inclinazione al male è chiamata “concupiscenza”). Il Battesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l'uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell'uomo e lo provocano al combattimento spirituale. (CCC, 405). La dottrina della Chiesa sulla trasmissione del peccato originale è andata precisandosi soprattutto nel V secolo, in particolare sotto la spinta della riflessione di sant'Agostino contro il pelagianesimo, e nel XVI secolo, in opposizione alla Riforma protestante. Pelagio riteneva che l'uomo, con la forza naturale della sua libera volontà, senza l'aiuto necessario della grazia di Dio, potesse condurre una vita moralmente buona; in tal modo riduceva l'influenza della colpa di Adamo a quella di un cattivo esempio. Al contrario, i primi riformatori protestanti insegnavano che l'uomo era radicalmente pervertito e la sua libertà annullata dal peccato delle origini; identificavano il peccato ereditato da ogni uomo con l'inclinazione al male (“concupiscentia”), che sarebbe invincibile. La Chiesa si è pronunciata sul senso del dato rivelato concernente il peccato originale soprattutto nel II Concilio di Orange nel 529  e nel Concilio di Trento nel 1546. (CCC, 406).

 

2.3.5. Un duro combattimento

 

La dottrina sul peccato originale - connessa strettamente con quella della Redenzione operata da Cristo - offre uno sguardo di lucido discernimento sulla situazione dell'uomo e del suo agire nel mondo. In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull'uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta “la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo”. Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale [CA, 25] e dei costumi. (CCC,407). Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l'espressione di san Giovanni: “il peccato del mondo” (Gv 1,29). Con questa espressione viene anche significata l'influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazioni comunitarie e dalle strutture sociali che sono frutto dei peccati degli uomini [RP, 16]. (CCC,408). La drammatica condizione del mondo che “giace” tutto “sotto il potere del maligno” (1Gv 5,19), [Cf  1Pt 5,8] fa della vita dell'uomo una lotta: Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio [GS, 37]. (CCC,409).

 

2.3.6. “Tu non l'hai abbandonato in potere della morte”

 

 Dopo la caduta, l'uomo non è stato abbandonato da Dio. Al contrario, Dio lo chiama, [Cf  Gen 3,9] e gli predice in modo misterioso che il male sarà vinto e che l'uomo sarà sollevato dalla caduta [Cf Gen 3,15]. Questo passo della Genesi è stato chiamato “Protovangelo”, poiché è il primo annunzio del Messia redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna e della vittoria finale di un discendente di lei. (CCC,410). La Tradizione cristiana vede in questo passo un annunzio del “nuovo Adamo”, [Cf 1Cor 15,21-22; 1Cor 15,45] che, con la sua obbedienza “fino alla morte di croce”(Fil 2,8) ripara sovrabbondantemente la disobbedienza di Adamo [Cf Rm 5,19-20]. Inoltre, numerosi Padri e dottori della Chiesa vedono nella Donna annunziata nel “protovangelo” la Madre di Cristo, Maria, come “nuova Eva”. Ella è stata colei che, per prima e in una maniera unica, ha beneficiato della vittoria sul peccato riportata da Cristo: è stata preservata da ogni macchia del peccato originale e, durante tutta la sua vita terrena, per una speciale grazia di Dio, non ha commesso alcun peccato. (CCC, 411). Ma perché Dio non ha impedito al primo uomo di peccare? San Leone Magno risponde: “L'ineffabile grazia di Cristo ci ha dato beni migliori di quelli di cui l'invidia del demonio ci aveva privati”. E san Tommaso d'Aquino: “Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata destinata ad un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infatti, che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di san Paolo: "Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" (Rm 5,20). E il canto dell'Exultet: "O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!". (CCC,412).

 

3. Approfondimento scritturistico e teologico

 

Partendo dalla prospettiva didattica del problem solving, cioè del porsi delle domande, è legittimo chiedersi in questa sede di riflessione: Dio Onnipotente e Onnisciente poteva non sapere che Adamo ed Eva ''si sarebbero comportati male''? Se si, forse ci sembrerebbe sminuente per Dio. Tutto il rapporto uomo-Dio è regolato dal libero arbitrio, su questo non ci piove, ma al di sopra di questo c'è la domanda che forse avrà risposta solo alla fine dei tempi. Perchè Dio ci ha creati sapendo che avremmo creato uno strappo?

Proviamo a dare delle risposte a livello generale per poi entrare nel merito della dottrina vera e propria sul peccato originale

A S.Agostino e a S.Tommaso, l’evento del peccato originale, come atto compiuto dai nostri progenitori, non appariva quasi mitologico e poco religioso. Era per loro la risposta più normale che Dio potesse dare al problema della presenza del male nel mondo: se Dio è buono e onnipotente, perché esiste il male?

Certamente i primi capitoli della Genesi non vanno letti secondo i nostri criteri storiografici. Già nel 1948 il segretario della Pontificia Commissione Biblica, in una lettera molto autorevole scritta al Card. Suhard, scriveva: “i primi undici capitoli della Genesi... riferiscono in un linguaggio semplice e figurato, adattato alle intelligenze di un'umanità meno progredita, le verità fondamentali presupposte all'economia della salvezza e in pari tempo la descrizione popolare delle origini del genere umano e del popolo eletto”. Il testo sacro, parlando dell’albero della conoscenza del bene e del male fà capire che non si tratta di un albero materiale come quelli che noi vediamo. È evidente l’allusione ad un fatto di ordine spirituale. Per la Bibbia di Gerusalemme si tratta della “facoltà di decidere da se stessi ciò che è bene e ciò che è male, e di agire di conseguenza: una rivendicazione di autonomia morale con la quale l’uomo rinnega il suo stato di creatura. Il primo peccato dell’uomo è stato un attentato alla sovranità di Dio, una colpa di orgoglio. Questa rivolta si è espressa concretamente con la trasgressione di un precetto posto da Dio e qui rappresentato sotto l’immagine del frutto proibito”.

Circa l’accadimento del peccato originale come atto ecco che cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Il racconto della caduta (Gen 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all'inizio della storia dell'uomo (GS,13). La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori ” (CCC 390).

Andando nel merito del successivo quesito “Perchè Dio ci ha creati sapendo che avremmo creato uno strappo, S. Agostino risponde:“Dio, essendo sommamente buono, non permetterebbe in alcun modo che nelle sue opere ci fosse il male se non fosse così potente e buono da trarre il bene anche dal male”. Dice ancora il medesimo Santo che Dio è così onnipotente che converte il male in bene: “Dio sa fare buon uso non solo delle cose buone, ma anche di quelle cattive”. E S. Tommaso: “Appartiene all’infinita bontà di Dio il permettere che vi siano dei mali e da essi trarre dei beni”.

Quale sia tutto il bene che Dio ne ricava è impossibile per ora saperlo. Il più delle volte vediamo solo gli effetti immediati del male. Tuttavia qualcosa vediamo già: “Dal più grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l'uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, (Cf Rm 5,20) ha tratto i più grandi beni: la glorificazione di Cristo e la nostra Redenzione. Con ciò, però, il male non diventa un bene” (CCC 312). Per questo La Chiesa, nella liturgia del Sabato Santo, fa sue le parole di S. Ambrogio: “O felice colpa che ci hai meritato un così grande Redentore”.

Sono interessanti le risposte che il Catechismo della Chiesa Cattolica offre alla tema del peccato originale.

 

1.“A questo interrogativo tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso, nessuna rapida risposta potrà bastare” (CCC 309).

 

2.“Così, col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua Provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male” (CCC 312).

 

3.“L’insieme della fede cristiana che costituisce la risposta a tale questione: la bontà della creazione, il dramma del peccato, l'amore paziente di Dio che viene incontro all'uomo con le sue Alleanze, con l'Incarnazione redentrice del suo Figlio, con il dono dello Spirito, con il radunare la Chiesa, con la forza dei sacramenti, con la vocazione ad una vita felice, alla quale le creature libere sono invitate a dare il loro consenso, ma alla quale, per un mistero terribile, possono anche sottrarsi” (CCC 309).  

 

4.E infine ecco una grande affermazione, che lo stesso Catechismo evidenzia: “Non c'è un punto del messaggio cristiano che non sia, per un certo aspetto, una risposta al problema del male” (CCC 309).

 

Si può applicare anche alla tua domanda quanto Giovanni Paolo II scrive nell’enciclica Salvifici doloris: “La sofferenza è presente nel mondo per sprigionare amore, per far nascere opere di amore verso il prossimo, per trasformare tutta la civiltà umana nella "civiltà dell’amore". In questo amore il significato salvifico della sofferenza si realizza fino in fondo e raggiunge la sua dimensione definitiva... Cristo allo stesso tempo ha insegnato all’uomo a far del bene con la sofferenza e a far del bene a chi soffre” (SD 30). San Paolo ha detto: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28). È in quest’orizzonte che si deve cercare la risposta definitiva alla tua domanda. Allora si può comprendere la bella testimonianze di san Tommaso Moro, il quale poco prima del martirio consola la figlia dicendo: “Nulla accade che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per il meglio” (cfr. Liturgia delle Ore, III, Ufficio delle letture del 22 giugno). E si può comprendere anche quanto disse Giuliana di Norwich: “Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene...: «Tu stessa vedrai che ogni specie di cosa sarà per il bene»” (Rivelazioni dell'amore divino, 32).

 

4. Il peccato originale nel Magistero di Giovanni Paolo II

 

In un recente convegno sul peccato originale nel magistero di Giovanni Paolo II, si è cercato di approfondire l’argomento in relazione al mondo moderno, in cui si fa fatica ad accettare l’idea di peccato. Il peccato originale è ancora più difficile da comprendere perché ereditario. L’insesgnamento di Giovanni Paolo II al riguardo ci aiuta alla comprensione. Nel 1986, nelle catechesi dedicate a spiegare il Credo, Giovanni Paolo II, volle trattare in modo particolareggiato il tema del peccato originale. In una di essa (quella del 24 settembre), il Papa afferma che nei confronti del peccato originale la cultura moderna solleva forti riserve perché non riesce ad ammettere l’idea di un peccato ereditario connesso con la decisione di un capostipite e ritiene che questa concezione contrasti con una visione personalistica dell’uomo. Ma subito dopo aggiunge che è proprio questo insegnamento ecclesiale sul peccato originale che si rivela di estrema importanza per l’uomo di oggi, il quale, dopo aver rifiutato la fede in questa materia non riesce più a darsi ragione dei risvolti misteriosi ed angoscianti del male di cui fa quotidiana esperienza e “finisce per oscillare tra un ottimismo sbrigativo ed irresponsabile e un radicale e disperato pessimismo”. La Chiesa invece, accettando il dogma del peccato originale, sa che nell’intimo del cuore umano c’è una lotta tremenda tra il bene e il male e che solo unendosi alla vittoria di Cristo redentore l’umanità e il singolo potranno essere anche loro vittoriosi. Il realismo cristiano non nasconde questa ferita della natura umana, ma cerca di alleviarla e risanarla con la grazia di Cristo. Perciò mantiene una visione serena ed equilibrata che poi si applica all’educazione, ai giudizi morali sulle situazioni familiari, sociali, economiche, culturali e politiche. Un altro aspetto importante della problematica attuale è che il peccato di Adamo e di Eva è letto da alcuni come la scoperta della scienza che si ribella a Dio. Seppure il peccato originale lo scopriamo attraverso la rivelazione, anche la sola ragione, pur senza un concetto esplicito di peccato originale, intravede un male originario e una condizione umana che è profondamente segnata dall’esperienza del male. Qui il dialogo tra fede e ragione si presenta quanto mai fruttuoso. Un aiuto viene al riguardo dalle scienze psicologiche e dalle implicazioni del dogma sul peccato originale per il cosmo. Non Bisogna dimenticare quel testo della lettera ai Romani dove San Paolo dice che la creazione geme aspettando la sua redenzione (Rm 8, 19-23). C’è qui un filone molto interessante di riflessione per l’ecologia e per la stessa teologia.

Il peccato originale è stato “un male necessario” per usare un’espressione che ricorre nel libro “Memoria e identità”. Questa espressione di Giovanni Paolo II va letta e colta nel contesto in cui egli la usa e con il senso giusto. Il Papa certo non vuole dire che Dio abbia l’intenzione di volere un qualunque male, cosa che in Dio è semplicemente impossibile. Vuol dire che Dio può permettere dei mali per poi trarne maggiori beni per l’umanità. Il caso estremo è senza dubbio la Passione, crocifissione e morte del Figlio di Dio incarnato. Questo è il più grande male in assoluto della storia dell’umanità. Ma da questo male Dio ha saputo trarre i più grandi beni della redenzione e della grazia. In questo senso, la Chiesa parla nella liturgia pasquale del peccato originale come di una “colpa felice” (O felix culpa) che ci donò un tale redentore. Giovanni Paolo II nelle sue catechesi sul peccato  originale, ha sviluppato fondamentalmente la dottrina della Chiesa, contenuta in modo speciale nel decreto del Concilio di Trento su questa materia, servendosi anche della solida dottrina dei grandi teologi, sopratutto di S.Tommaso d’Aquino. Ma egli, preoccupato di dare una visione personalistica di questo dogma, e nel più grande rispetto della tradizione, ha cercato di mostrare, come il dogma del peccato originale, pur nel mistero che l’avvolge, non sia contrario alla ragione umana. Nella catechesi del 1° ottobre del 1986 egli dice che “il peccato originale in nessun discendente di Adamo possiede il carattere di colpa personale. Esso è la privazione della grazia santificante in una natura che, per colpa dei progenitori, è stata distorta dal suo fine soprannaturale. È un peccato della natura, rapportabile solo analogicamente al peccato della persona”. Questa dottrina è stata poi accolta nel CCC, 404 e mostra la preoccupazione di Giovanni Paolo II di offrire una visione personalistica di questo dogma, nella più grande fedeltà alla grande tradizione magisteriale e teologica.

 

5. Conclusione

 

Concludo questa lezione con riportarvi il testo integrale del compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, che è una sintesi del testo più elaborato del Catechismo generale, ma che dà la possibilità concreta di pervenire ad una sintesi e a fissare alcuni concetti chiave e di precisa dottrina cattolica in questo ambito.

Anche qui troviamo il sistema di domanda risposta che aiuta a fissare meglio i concetti essenziali, in quanto in un sano e produttivo insegnamento alla fine bisogna pervenire ad acquisizione di conoscenze adeguate e certe, in quanto la dottrina cattolica non va assolutamente presa sotto gamba, ma necessita di approfondimento riflessione, anche perché è frutto di 2000 anni di teologia e di studi approfonditi, soprattutto dei Padri della Chiesa, a cui necessariamente facciamo riferimento, oppure ai Concili ecumenici o al magistero ordinario dei Sommi Pontefici.

Come si comprende la realtà del peccato? Nella storia dell'uomo è presente il peccato. Tale realtà si chiarisce pienamente soltanto alla luce della Rivelazione divina, e soprattutto alla luce di Cristo Salvatore di tutti, che ha fatto sovrabbondare la grazia proprio là dove è abbondato il peccato.

Che cos'è la caduta degli angeli? Con tale espressione si indica che Satana e gli altri demoni, di cui parlano la Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa, da angeli creati buoni da Dio, si sono trasformati in malvagi, perché, con libera e irrevocabile scelta, hanno rifiutato Dio e il suo Regno, dando così origine all'inferno. Essi tentano di associare l'uomo alla loro ribellione contro Dio; ma Dio afferma in Cristo la sua sicura vittoria sul Maligno.

In che cosa consiste il primo peccato dell'uomo? L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, disobbedendo Gli, ha voluto diventare «come Dio» senza Dio, e non secondo Dio (Gn 3,5). Così Adamo ed Eva hanno perduto immediatamente, per sé e per tutti i loro discendenti, la grazia originale della santità e della giustizia.

 Che cos'è il peccato originale? Il peccato originale nel quale tutti gli uomini nascono è lo stato di privazione della santità e della giustizia originali. È un peccato da noi «contratto», non «commesso»; è una condizione di nascita, e non un atto personale. A motivo dell'unità di origine di tutti gli uomini, esso si trasmette ai discendenti di Adamo con la natura umana, «non per imitazione, ma per propagazione». Questa trasmissione rimane un mistero che non possiamo comprendere appieno.

Quali altre conseguenze provoca il peccato originale? In conseguenza del peccato originale la natura umana, senza essere interamente corrotta, è ferita nelle sue forze naturali, è sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza, al potere della morte, ed è incline al peccato. Tale inclinazione è chiamata concupiscenza.

Dopo il primo peccato, che cosa ha fatto Dio? Dopo il primo peccato, il mondo è stato inondato di peccati, ma Dio non ha abbandonato l'uomo in potere della morte, ma, al contrario, gli ha predetto in modo misterioso - nel «Protovangelo» (Gn 3,15) - che il male sarebbe stato vinto e l'uomo sollevato dalla caduta. E il primo annuncio del Messia redentore. Perciò la caduta sarà perfino chiamata felice colpa, perché «ha meritato un tale e così grande Redentore» (Liturgia della Veglia pasquale).

Padre Antonio Rungi

 

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