La festa della santa Famiglia – 29 dicembre 2013

FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH

29 DICEMBRE 2013

NAZARETH: DOVE NASCE E CRESCE L’AMORE

 

Commento di padre Antonio Rungi

 

La famiglia di Nazareth, composta da Gesù, Giuseppe e Maria, può giustamente ritenersi il luogo ideale, unico ed irripetibile in cui nasce, cresce e si potenzia l’amore, perché in questo nucleo familiare l’amore è la base stessa dei rapporti interpersonali tra i tre soggetti eccezionali. Gesù, il Figlio di Dio; Maria, la Vergine Immacolata e purissima, Madre di Cristo Salvatore; Giuseppe il padre giuridico e putativo del Figlio di Dio, l’Emmanuele, il Bambino Gesù che vive e cresce in questo luogo di santità familiare, che non ha confronti nella storia dell’umanità. La famiglia di Nazareth è il modello per ogni famiglia di questa terra, dove non sempre la famiglia naturale o acquista o di altro genere presenta il volto dell’amore e della reciproca accoglienza. Oggi, a pochi giorni dal Santo Natale 2013, viene riproposta all’attenzione dei fedeli che si dichiarano cattolici e vivono da cattolici il valore indiscutibile della famiglia, fondata sul matrimonio, che Gesù stesso ha elevato a sacramento. E come tale è un atto d’amore tra uomo e donna, entro il quale nasce altro amore che è quella della procreazione. Il matrimonio che è uno ed indissolubile stabilizza anche su un piano giuridico un dato di fatto, quello di amarsi nel rispetto delle leggi che il Creatore ha immesso nella coppia umana, composta di maschio e femmina, perché la loro relazione d’amore fosse aperta alla vita. Non c’è famiglia senza figli e dove ci sono i figli c’è per necessità l’amore, che parte dai coniugi e si estende in modo diverso al frutto del grembo delle madri che accolgono il dono della vita, mediante un atto d’amore con il proprio sposo.

Per Maria è Giuseppe, sposi castissimi, il dono della maternità e della paternità adottiva è venuto direttamente da Dio, mediante l’azione dello Spirito Santo che ha reso fecondo il grembo di Maria, la Madre di Dio e di Cristo.

Nasce da un progetto di Dio ben preciso la famiglia di Nazareth ed è lo stesso Dio, fattosi carne nel grembo di Maria ad animare d’amore e di gioia la santa famiglia nella quale entra a far parte, anche giuridicamente, mediante la libera adesione al progetto di Dio da parte di San Giuseppe. Tre cuori in una capanna, quella di Betlemme, che poi diventa la casa di Nazareth, dove i tre straordinari personaggi vivono in assoluta armonia e normalità, tranne qualche scossone che anche i genitori di Gesù dovranno avvertire quando il Bambino, fin dai primi vagiti dovrà assaporare la sofferenza, con la nascita in una povera grotta di Betlemme, con la persecuzione di Erode, con la fuga in Egitto e poi con lo smarrimento di Gesù nel Tempio, per arrivare, in età adulta, all’attività evangelizzatrice di Gesù in tutta la Palestina, fino al momento culminante della sua vita con la sua morte in Croce, alla presenza della sua Madre Addolorata, la Vergine Santa. Una famiglia dove la gioia era di casa, ma dove non sono mancate le prove, accettate con disponibilità alla volontà di Dio, che così ha voluto anche per il suo Figlio, inviato nel mondo per la salvezza dello stesso mondo. Perciò è giusto pregare, oggi, all’inizio della celebrazione eucaristica con queste significative parole: “O Dio, nostro creatore e Padre, tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima dell’aurora del mondo, divenisse membro dell’umana famiglia; ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi della fecondità del tuo amore, e i figli crescano in sapienza, età e grazia, rendendo lode al tuo santo nome”.

Come per la famiglia di Nazareth, così per tutte le famiglie ci sono regole scritte e non scritte da rispettare e vivere, come ci ricorda la prima lettura tratta dal libro sapienziale del Siracide: Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli e ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà

e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita. Chi onora sua madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi glorifica il padre vivrà a lungo, chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre. Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,

non contristarlo durante la sua vita. Sii indulgente, anche se perde il senno, e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore. L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata, otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa”.

Il modello di questo grande amore verso i propri genitori è stato Gesù, che ha amato di un amore immenso Maria e Giuseppe. Da entrambi ha appreso le cose necessarie per crescere come uomo, pur avendo la coscienza della sua missione, che non contrastava affatto con l’azione educatrice di Gesù Bambino, poi ragazzino, poi giovane ed infine nella sua piena autonomia di uomo adulto.

Se la famiglia è il luogo per eccellenza dell’amore vero, è anche il luogo della tenerezza autentica. Nelle nostre famiglie, quando circola la dolcezza e la tenerezza tutti i componenti crescono e si relazionano in modo costruttivo e formativo per ognuno, anche con ruoli e funzioni diverse. I genitori educano i figli e i figli rieducano i genitori, in quello scambio di dare e ricevere che tutti sperimentano nelle vere famiglie, dove c’è Dio e quindi c’è la pace e la serenità. Il testo della seconda lettura di oggi tratto dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési ci aiuta a capire tutto questo: “ Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie! La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.

Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino”. Sta tutto in questo sintetico messaggio di amore, di bontà e di santità il cammino che la famiglia, soprattutto di oggi, deve fare alla luce degli insegnamenti di Cristo e della sua famiglia, composta dalla madre, Maria e dal padre putativo, Giuseppe, ma anche da altri partenti, più o meno vicini o lontani.

La fuga in Egitto della Santa Famiglia ricordata oggi nel testo del vangelo di Matteo che ascolteremo è in linea perfetta con il tema di questa domenica, dedicata alla famiglia di Nazareth, ma anche a tutte le famiglie del mondo. La sofferenza e le prove, specie di questi giorni, per tutte le famiglie sono davanti a noi. Famiglie di emigranti che lasciano la loro patria in cerca di lavoro e fortuna e che invece trovano la morte o l’umiliazione. Famiglia perseguitata per varie cause in tante parti del mondo, soprattutto per motivi politici, razziali, culturali o di religione che progressivamente stanno distruggendo il cuore stesso dell’umanità che è la famiglia naturale. La sofferenza di Giuseppe e Maria profughi in Egitto è la sofferenza di tanti padri di famiglia che vanno in cerca di lavoro per far vivere dignitosamente la propria moglie e i propri figli. La sofferenza di Gesù Bambino è il simbolo della sofferenza di tanti bambini del mondo che sono uccisi, violentati, offesi nella loro innocenza e dignità e di cui nessuno si fa carico. Ecco il racconto evangelico della fuga in Egitto della Santa Famiglia e del suo ritorno, dopo la pacificazione dell’ambiente in cui operava il Re Erode: “I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».  Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzareth, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Fuga e ritorno, per poi stabilirsi a Nazareth definitivamente e dove davvero la santa famiglia visse giorni felici, prima della grande tempesta della condanna a morte di Gesù Maestro. Nazareth, può ben dirsi il luogo per antonomasia, dove nasce e cresce l’amore, perché in questa famiglia nasce e cresce Gesù, il Figlio di Dio, venuto nel mondo per portare l’amore e la riconciliazione.

La festa della santa Famiglia – 29 dicembre 2013ultima modifica: 2013-12-27T00:49:53+00:00da pace2005
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