10/04/2012
DIO E' VITA E RISURREZIONE
“Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c'è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: "Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. C'erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie". Rispose loro Gesù: "Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore". (Mc. 12, 18-27). Dio è vita e risurrezione. Questo tema che dice esclusivo ed originario rapporto con Dio che è vita e risurrezione. Verità di fede che Cristo, Figlio di Dio, ci ha rivelato mediante il mistero della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione. Mistero su cui si fonda la nostra fede, insieme al mistero del Dio Uno e Trino, ovvero della Santissima Trinità. In tali misteri veniamo immersi mediante il battesimo e nei quali dovremmo manifestare, con le intenzioni e le opere, ciò che essi dicono ed insegnano per la vita di ogni credente. San Paolo Apostolo è esplicito al riguardo: “Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù. Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri; non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio” (Rm 6, 3-13). Programma di vita impegnativo se vogliamo prepararci in modo degno alla celebrazione annuale della Pasqua, a festeggiare quel Dio della vita e della risurrezione che contempliamo nel Crocifisso e nel Risorto. E’ lui, infatti, che rivela Dio, con l’autore della vita. E’ lui che con la risurrezione dai morti ci proietta in un mondo nuovo, quello che attendiamo nella speranza alla conclusione della storia, con la risurrezione finale. In un mondo come il nostro lontano da questi pensieri e sentimenti, è quanto mai urgente riproporre questi temi e queste verità, nella speranza che possano essere accettare e condivise, per poi far scaturire un conseguente modo di vivere nel mondo. Sembra, infatti, di trovarci nella stessa situazione culturale e storica dei tempi di Paolo Apostolo, quando nell’Aeropago di Atene cercava di far capire ai suoi ascoltati il messaggio di vita e risurrezione che deriva dalla fede nella morte e risurrezione di Cristo. “Allora Paolo, alzatosi in mezzo all'Areòpago, disse: "Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un'ara con l'iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo. Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana. Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti". Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: "Ti sentiremo su questo un'altra volta". Così Paolo uscì da quella riunione. Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell'Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro (Atti 17, 22-34). Come allora così oggi ci sono quelli che credono a queste verità e vivono inseriti profondamente in esse e quelli che le rifiutano, con il conseguente atteggiamento di vita atea o miscredente. Nel rispetto delle idee e delle posizioni altrui, ma convinti più che mai che è nostro dovere evangelizzare (“Guai a me se non predicassi il Vangelo), dobbiamo diffondere in tutti i modi queste verità e soprattutto testimoniarle con una degna condotta di vita.
La Pasqua di quest’anno e di sempre sia contrassegnata da questo impegno morale e cristiano a lungo termine.
12:48
Scritto da: pace2005
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07/04/2012
Pasqua: la domenica delle domeniche!
Celebriamo oggi la domenica di risurrezione la Pasqua. La domenica delle domeniche, in quanto questo è davvero il giorno del Signore, nel quale siamo invitati a rallegrarci, a gioire, non più a sperare, ma ad avere la convinzione che ogni speranza è certezza per un credente che affida il suo sguardo e la sua proiezione della vita in Cristo. Egli è risorto, non è più nel sepolcro e se vogliamo incontrarlo, trovarlo, attraverso il dono della fede, è necessario non andare verso la morte, ovvero il peccato, ma verso la vita e la luce, che è la grazia e che è la verità.
Quanto sia vero tutto questo in questa Pasqua 2012 lo comprendiamo alla luce di quanto abbiamo visto in questi giorni, a tre anni del terribile terremoto che si è verificato a L’Aquila in Abruzzo , il 6 aprile 2009, nella notte della domenica delle Palme, che seminò dolore, morte, e mise seriamente in discussione la fede di tanti credenti. Davanti alle tante tragedie umane che registriamo continuamente in ogni parte del mondo, come in Giappone per l’esplosione della centrale nucleare di Fucuscima, ci chiediamo: dove Gesù Risorto? La riposta della nostra fede in questo giorno della vita, la troviamo nel testo del vangelo e in tutta la liturgia della parola di Dio di questa giornata di risurrezione. La sequenza che leggeremo oggi tra la seconda lettura e il vangelo ci fissa i contenuti essenziali della nostra fede nel risorto: “Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”. Quante persone vorrebbero elevare questo grido di speranza davanti alla sofferenza, alla morte dei propri cari, di fronte al dolore, di fronte ai tanti casi di morte apparente, di coma irreversibile. Vorrebbero gridare è vivo, ce l’ha fatta, è uscito fuori dal coma. Questi “miracoli” della vita spesso avvengono anche in questo mondo segnato da troppi eventi di morte, di sofferenza, di distruzione, di cui veniamo a conoscenza in modo rapido ed immediato attraverso i mezzi di comunicazione sociale. La televisione, la radio, i giornali sembra non abbiano altro da farci vedere, ascoltare, leggere e meditare se non fatti di violenza, di morte, di distruzione quasi a sottolineare che la nostra vita sia solo un cronaca nera all’infinito. Invece non è così. Ci sono tanti segnali di vita, risurrezione, luce, speranza che attingono il loro significato proprio da quel sepolcro vuoto che lascia Gesù, dopo tre giorni (in realtà poche ore, tra il venerdì della morte in croce e l’alba della domenica) di chiusura temporanea nella tomba nuova, davanti alla quale era stata posta una pietra. Segno evidente che la temporaneità della morte non riguarda solo Cristo, ma tutti gli uomini. Egli infatti verrà a giudicare i vivi e i morti ed il suo regno non avrà più fine. In questa fede nella risurrezione sappiamo che risorgeremo anche noi dai nostri corpi mortali e assumeremo il corpo glorioso e glorificato del Cristo risorto.
Questa speranza nella risurrezione, questa certezza di vita oltre la vita ci fai attenuare la sofferenza quando ci troviamo davanti alla tragedia della morte dei nostri cari e dei nostri fratelli, come ci siamo trovati tristi, angosciati ed addolorati davanti alle bare delle vittime dei vari disastri, delle guerre, del terrorismo, della miseria, della povertà, della fame mondiale. Segno evidente che anche nel mistero della morte, la liturgia ci fa pensare immediatamente alla vita. E la messa non è soltanto il memoriale della passione e morte in croce del Signore è soprattutto il memoriale della sua risurrezione, della vita che esplode prepotente da quel sepolcro lasciato vuoto, per dirci che non dobbiamo assolutamente essere tristi per una morte che è solo temporanea in attesa della risurrezione finale. La paura e l’angoscia della morte non può albergare nella mente di un cristiano che crede fermamente nel risorto.
D’altronde se facciamo tesoro della parola di Dio di oggi e ci rifacciamo ai racconti che sono stati scritti dai diretti testimoni della risurrezione comprendiamo il senso della nostra fede nella risurrezione. L’evangelista Giovanni ci riporta la cronaca di quell’evento in modo più diretto, in quanto testimone dei fatti raccontati, essendo stato l’unico discepolo a rimanere sul Calvario ed assistere “de visu” alla morte di Gesù. Egli che ebbe dal Signore il comando di accogliere la Madonna nella sua casa e di riconoscerla nella fede la sua Madre e quindi la Madre di tutta la Chiesa e dell’umanità, poté meglio capire subito il significato ed il valore di quel sepolcro vuoto.
La buona notizia ormai attraverso Maria di Magdala era giunta agli apostoli. La prima testimone della risurrezione è proprio Maria che è chiamata a raccontarci nella liturgia di oggi che cosa ha visto. Il racconto di Maria è dettagliato, ma anche in lei nascono dei dubbi circa la sicura risurrezione. Da qui la necessità di confrontarsi con la Chiesa ufficiale, rappresentata da Pietro e Giovanni. Pietro e Giovanni si avviarono al sepolcro per verificare la cosa e appena entrati cedettero. Ebbero la necessità lungo il breve tratto di pensare bene alla cosa, alla notizia di Maria e a rimuovere dalla loro mente e dal loro cuore eventuali dubbi, soprattutto Pietro che aveva rinnegato Gesù durante la Passione e non era presente sul Calvario. Quel tratto di vita indica la sofferenza e il lavorio della grazia e dello Spirito Santo quando ci deve illuminare e farci capire le cose di Dio, che razionalmente ed umanamente non possiamo comprendere e spiegare. E’ la continua lotta tra credere e non credere, tra la certezza e il dubbio. Quel dubbio che spesso, tuttavia, fa progredire la fede e che altrettanto spesso può minare irrimediabilmente la fede. Il punto di partenza in questo cammino della fede è sì la ragione, ma soprattutto la parola del Signore. Gli apostoli non credettero subito alla risurrezione, come non crederà subito Tommaso, che avrà necessità di toccare e vedere personalmente. Ebbero bisogno di camminare verso il sepolcro, perché non avevano ancora creduto alle scritture. La fede è questo faticoso cammino che deve fare i conti con la parola rivelata, con l’insegnamento magisteriale, con la tradizione della Chiesa, istituita da Cristo stesso per il bene dell’umanità e soprattutto con i tanti drammi della vita quotidiana, sui cui la Chiesa esprime il suo pensiero. Quella chiesa di cui ci raccontano gli Atti degli Apostoli che nel brano di oggi è attenta al discorso di Pietro sulla risurrezione, impegnato a diffondere il primo annuncio del vangelo della vita.
Credere nella Pasqua di Cristo è professare la fede nella vita, in quella vita che va oltre la vita terrena, perché l’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, non può essere destinato alla morte eterna, ma alla vita eterna. In ragione di questa meta ben precisa tutti noi, credenti e non, siamo chiamati a vivere su questo mondo ben orientati verso il destino eterno di gioia per ogni uomo. Sì creda o non si creda, l’uomo non rimarrà nel sepolcro per sempre. Comunque la risurrezione rientra in quella certezza non solo della fede, ma anche della ragione che vola verso la verità, con una delle due ali che spingono l’uomo a volare in alto: l’ala della fede nel risorto. San Paolo Apostolo, il grande missionario del Crocifisso e della risurrezione di Cristo, il grande evangelizzatore pasquale, ci rammenta nel brano della sua lettera ai Colossesi che se siamo risorti con Cristo, dobbiamo cercare le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; dobbiamo rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Il motivo è presto detto: noi siamo morti al peccato nel Battesimo e la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, nostra vita, si sarà manifestato, allora anche noi appariremo con lui nella gloria. Sono fissati i termini della nostra esistenza terrena ed oltre la morte. La risurrezione non è una celebrazione di un giorno, ma è la celebrazione delle celebrazioni, perché noi siamo già risorti con Cristo e siamo figli della risurrezione e non della morte, apparteniamo a un Dio che è vita, è luce, è speranza, è certezza di ogni vera e definitiva felicità. Pur appartenendo temporaneamente alla morte nel solo corpo, che è in attesa della risurrezione finale, nel giudizio universale, noi siamo comunque figli della risurrezione e della vita e come tali dobbiamo vivere da risorti e non da morti, da cadaveri ambulanti senza cuore e senza anima per il bene proprio e degli altri.
Buona Pasqua 2012, con il dolore nel cuore per la sofferenza di tanti nostri fratelli, non solo ancora in cerca di pane, della casa, del lavoro e di quant’altro necessario alla propria vita, ma che sono in difficoltà ovunque nel mondo, che continuano a sperimentare la croce di Cristo, ma anche con la sicura certezza che tutto ciò che è dolore, morte e sepolcro è solo per un breve periodo, mentre ci attende una risurrezione e una felicità senza fine, con tutti coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede e godono già della visione beatifica di Dio nel Santo Paradiso. Perciò possiamo oggi con grande gioia nel cuore cantare l’Alleluja della vita con questo inno pasquale: Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato: facciamo festa nel Signore. Amen.
11:26
Scritto da: pace2005
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05/04/2012
Buona Pasqua 2012
Pasqua, il sorriso di Dio e della vita
Una pietra rotolata via,
un sepolcro vuoto
senza più il mio Dio.
Tu, Signore della vita,
non sei più lì,
nel sepolcro scavato nella fredda roccia,
non sei tra coloro che giacciono nelle tenebre
e nell’ombra della morte.
Tu sei vivo e glorioso in mezzo noi,
con la potenza dell’amore,
che distrugge ogni morte nel cuore.
Tu sei la Luce vera, che illumina la vita.
Tu sei la risurrezione e la primavera della nuova vita.
Tu sei il sorriso di Dio, il sorriso dell’umanità, della vita oltre la vita.
Tu sei il Cristo, risorto, la vera Pasqua della storia.
In te, Dio della vita,
noi ritroviamo il senso più vero della vita,
la speranza oltre le sconfitte temporanee,
della nostra esistenza quotidiana.
Ritroviamo la gioia di vivere
e la certezza di un avvenire
che non avrà più fine.
Tu, Redentore dell’uomo,
liberaci dal male oscuro di ogni morte,
che ottenebra la luce della risurrezione,
e chiude il nostro cuore al vero amore
per Te, nostro Signore,
e per ogni fratello e sorella,
immagine del tuo volto crocifisso e risorto.
Tu sorriso di Dio e sorriso della vita
aiutaci a capire e a vivere con il tuo stesso sorriso
e con la stessa gioia che promana da Dio.
Amen.
Padre Antonio Rungi
11:16
Scritto da: pace2005
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